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Da noi è nato China Fm L’unica radio cinese d’Italia

Sui 92.4 in fm l’argomento del giorno è «Risciò», l’app per prenotare un autista (abusivo) cinese dedicata ai turisti cinesi che arrivano in città. Gli ascoltatori si dividono tra chi stigmatizza il servizio fuorilegge e chi invece lo approva. Poi parte una canzone pop, in cinese, al termine della quale il dibattito, in cinese, riprende. Non potrebbe essere altrimenti perché 92.4 è la frequenza di China Fm la prima radio cinese d’Italia. Per ora la si ascolta solo a Milano e a Firenze, l’obiettivo è sbarcare anche a Roma «appena si presenterà l’occasione per acquisire una frequenza. Sono le tre città con le principali comunità cinesi, in tutto circa 300 mila persone. È il pubblico a cui puntiamo», spiega Giulio Sun, fondatore della radio.

Le trasmissioni sperimentali sono iniziate il 1° marzo: tanta musica (solo cinese), un po’ di parlato (in cinese), le telefonate e i messaggi (in cinese) degli ascoltatori. «A metà aprile saremo pronti, con gli studi e il vero palinsesto». Gli studi, ancora da ultimare, si trovano in via Burigozzo, zona corso Italia, al microfono si alternano alcuni speaker in prova, Giulio Sun sovrintende dietro il mixer. «Stiamo facendo colloqui e provini per selezionare il personale: dj, tecnici, speaker, giornalisti. Iniziamo con uno staff di una decina di persone, oltre alla parte amministrativa e pubblicitaria. Se le cose andranno bene ci allargheremo». La selezione è aperta anche agli italiani: «A patto che parlino, bene, il cinese. Per ora la struttura sarà snella, gli obiettivi minimi, siamo una piccola radio». Con investimenti importanti, però. Ogni frequenza, acquistata all’asta, costa due milioni di euro. Quelle su cui trasmette China Fm,a Milano come a Firenze, appartenevano a Radio Cuore che, neanche a farlo apposta, è un network che trasmette solo musica italiana.

Il formato di China Fm sarà quello di una news radio: «Programmi in diretta dalle 8 del mattino alle 7 di sera. Punteremo molto sull’informazione, soprattutto quella locale — prosegue Giulio Sun —. Milano, Firenze e le rispettive province, in attesa di arrivare a Roma. Poi notizie dall’Europa e, ovvio, dalla Cina. Tanta interazione con gli ascoltatori: telefonate, messaggi, mail. Ho in mente una radio al 70% talk e il resto musica anche se all’inizio le percentuali saranno invertite. Per la parte musicale spaziamo dal pop e rock cinese di oggi alle canzoni di un tempo. Ci rivolgiamo a tutto il pubblico, i ragazzi come gli anziani che hanno voglia di ascoltare la musica della loro gioventù». Le radio private vivono di pubblicità, China Fm raccoglierà inserzionisti nella comunità cinese, così si augura il fondatore: «Penso ai ristoratori, ai grossisti e a chi fornisce servizi. Saremo la colonna sonora dei nostri connazionali. Ma andiamo in cerca anche di sponsor italiani. Penso, per esempio, alle compagnie telefoniche. Siamo l’unica radio cinese in Italia, l’unicità è la nostra forza».


In un mondo che va verso il digitale, la Italian International Radio and Media, la società di Sun che ha in pancia China Fm, punta sulle tradizionali onde in modulazione di frequenza. Una scelta controcorrente. «Innanzitutto la radio in fm ha ancora un suo fascino e un suo pubblico, inoltre si tratta di un investimento. Negli ultimi anni il costo delle frequenze è sceso anche del 40%, sono convinto che ci sarà una rivalutazione». Giulio Sun ha 57 anni, è in Italia dal 1991, vive a Como ed è laureato in Fisica: «Quando sono arrivato qui ho fatto diversi lavori, sono anche rientrato in Cina prima di tornare in Italia. Ma la radio è sempre stata la mia passione e il mio pallino. Con altri soci ho dato vita a un altra emittente, Radio We, una superstation che si ascolta in quasi tutta Italia. Un’emittente al cento per cento italiana. Ma da tempo avevo in mente il progetto di una radio solo in cinese e adesso finalmente siamo pronti per iniziare le trasmissioni». Sun ha due figli e un cruccio. «Il più giovane ha 17 anni, è nato in Italia e non parla una parola di cinese». Il ragazzo difficilmente ascolterà China Fm. «No, lui ascolta Radio Deejay».


fonte: Corriere della Sera, Roberto Rizzo