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Il nostro docente del corso di Regia, prof. Giuseppe Varlotta a Hollywood per il suo film

Fonte: intervista di La Stampa di Asti, CARLO FRANCESCO CONTI

http://www.lastampa.it/2018/03/15/edizioni/asti/il-sogno-di-giuseppe-varlotta-a-hollywood-n3yRQfdb6jZBqmUPDKQUbL/pagina.html

«Non so se sto ancora sognando, certo è stata un’esperienza indimenticabile». Il regista Giuseppe Varlotta è appena tornato da Los Angeles dove ha presentato il suo nuovo film «Oltre la nebbia. Il caso di Reiner Merz» al festival «Los Angeles, Italia. Film, fashion and art Fest». Un film girato tra Monferrato e Svizzera, con protagonisti di rilievo come Pippo Delbono e Corinne Clery.  

Com’è stato presentare il proprio lavoro nella capitale del cinema?  

«Ero abbastanza teso, perché è un film europeo molto lontano dagli standard americani. Eppure il pubblico è rimasto entusiasta. Mi ha colpito il fatto che molti spettatori sono riusciti a cogliere il significato del film, la mia idea del principio femmineo come fonte di salvezza per l’umanità. Un produttore mi ha anche detto “Sei in linea con quello che sta accadendo oggi a Hollywood”, riferendosi al caso Weinstein e al mondo femminile che cerca di non soccombere agli uomini. Mi hanno solo fatto notare che senza attori americani negli Stati Uniti un film del genere non ha possibilità». 

Il film è stato proiettato in anteprima all’Asti Film Festival, poi a Capri. Quali sono state le reazioni?  

«Molte donne sono rimaste piacevolmente colpite, mentre gli uomini paiono un po’ spiazzati. Non so se è solo per il simbolismo del film, che è comunque un po’ complesso. L’ho costruito come un grosso puzzle e lo spettatore deve ricostruirlo attraverso gli occhi del protagonista. Difatti molti mi hanno chiesto di rivederlo per analizzarlo meglio». 

E quando sarà possibile vederlo?  

«Dovrebbe uscire nelle sale tra fine maggio e inizio giugno. Sono in contatto con la PFA Film, un distributore indipendente». 

Pippo Delbono è un personaggio molto noto della ricerca teatrale. Come è entrato in questo film? 

«Ho conosciuto Delbono ad Astiteatro, quando era direttore artistico. Ci siamo incontrati la sera dei dervisci rotanti e siamo rimasti a chiacchierare tutta la notte al Diavolo Rosso. Gli ho parlato del film e del fatto che secondo me era la persona più adatta per interpretare il protagonista, l’investigatore Andreasi. Lui si è fatto dare la sceneggiatura e ci ha pensato un po’. Poi è successo che mentre ero in Svizzera per cercare le location, lui è venuto per fare uno spettacolo. Si è messo a girare per Bellinzona nei luoghi indicati e mi ha telefonato, senza sapere che ero lì. Cinque minuti dopo ci siamo incontrati e ha accettato di fare il film. Io non credo nel caso. Penso sia stata una sincronicità, come le chiama Jung». 

Com’è stato lavorare con lui?  

«Molto interessante. Si è lasciato trasportare con poche parole. È stato molto più facile di quanto potessi pensare, e anche lui è rimasto molto contento. È riuscito a seguire in modo sottile il personaggio, un uomo schiacciato dal suo passato, un povero Cristo, anzi un Cristo contemporanea che deve compiere un atto orrendo per salvare la propria figlia e per questo viene manipolato e vive la sua passione». 

La donna è una figura importante nel film. Come mai?  

«Sono certo che solo la donna potrà salvare il mondo. Occorre una svolta verso il femmineo. Ma non parla di donne che vogliono imitare gli uomini. Intendo la donna madre, che ha una forza e una parte spirituale che mancano agli uomini». 

Lei è stato per quattro edizioni nel pool di registi del «Grande Fratello». Che cosa le ha dato questa esperienza?  

«Molto a livello professionale. Il lavoro è una continua improvvisazione, senza sceneggiatura, per cui manovro le telecamere in tempo reale. L’importante è cogliere le situazioni interessanti. Poi mi ha dato la possibilità di conoscere persone interessanti. Certo, ci sono stati anche momenti in cui volevo tornare a casa e mi chiedevo come fa la gente a guardare queste cose. Ma non è sempre così».  

Il suo rapporto con Asti?  

«Resta ottimo. È una città che mi ispira molto. E dove ho trovato un grande sostegno, a partire da Fondazione e Banca CR Asti, che ringrazio profondamente».